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venerdì 27 novembre 2015

Epitaffio

No, tranquilli, niente di grave. Non è morto nessuno, poi vi spiego.

L'atra sera il piccolo diavoletto insonne biondo, pur di procrastinare il momento della nanna, ha deciso di dare fondo a tutte le tattiche dilatorie a sua disposizione:

2015 Zulu
"Papà, facciamo un puzzle prima di andare a letto?"
"Va bene Trottols, però poi nanne"
"Va bene, allora tu fai Elsa e io Anna (che tra l'altro è già mezzo fatto), ma non è una gara" 
"No, Trottols, non è una gara ma non possiamo nemmeno metterci un'ora e mezza per completare un puzzle 7x7."

2030 Zulu, puzzle finito.
"Papà, vediamo un cartone sul divano?"
"Ok, Trottols, ma uno solo. Vediamo Jake e i pirati dell'isola che non c'è?" 
"Sì, Sì, Sì, Jake, ma due piccoli, non uno!"

2050 Zulu, finito il secondo cartone.
"Adesso è ora di andare a nanna, Trottols!"
"NO! Ne ho visto pochissimo! Tu non mi piaci a quest'ora!"

2051 Zulu, televisione spenta, Trottols portata in braccio in bagno.
"Dai piccola, pigiamino, pipì, denti, e poi nanna"
"No, papà, prima anche preghierina, bella giornata e storia!"
"Sì, certo, Trottols, ti confermo l'applicazione integrale del Protocollo Nanna..."
"Va bene, ma prima ho sete."

2120 Zulu, Protocollo Nanna applicato in toto e completato.
"Allora buona notte Trottols, fai belle nanne!"
"Buone nanne!"

2121 Zulu
"Papà..."
"Dimmi Trottols"
"Un minutino in braccio?"
"Va bene, ma poi nanne."

2127 Zulu, Trottols a letto, silenziosa da cinque minuti e sperabilmente addormentata, io sdraiato sul divano.
"Papààààààà!"
"Cosa vuoi Trottols?"
"Mi scappa la cacca!"
"Ancora? Ma è la terza volta, oggi! Va bene, vai che poi vengo io a pulirti!"

2135 Zulu, identica situazione di otto minuti prima
"Papààààààà!"
"Cosa c'è?"
"Mi sistemi il coperchio?" (la coperta N.d.A)
"Giulia! Adesso basta! E' l'ultima volta che mi alzo!"
"Va bene, papà, buonanotte!"

2140 Zulu, sono tornato sul divano, fermo nella mia decisione di far dormire il diavoletto
"Papàààààà"
"BASTA GIULIA! Ti ho detto che non mi alzo più"
"Ma papà, puoi venire un attimino?"
"TI HO DETTO DI NO! DORMI E BASTA!"

2141 Zulu
"Papà..."
"TI HO DETTO DI DORMIRE! NON MI ALZO! BASTA!"
"Ma papà, vieni un attimino solo..."
"NO! DORMI! BUONANOTTE!"

2142 Zulu
"Papi, è meglio se vieni..."
"ANCORA? DORMI HO DETTO!"
"Papi, ma esce sangue..."

Oh oh. Sangue? Questa è nuova. Analizzo in un attimo le possiblilità e mi rendo conto di essere in una situazione lose-lose. Se non è una strategia mi tocca intervenire, se è una strategia merita comunque almeno un applauso. Mi alzo dal divano, infilo le ciabatte, mi dirigo verso camera di Trottols e...

Una macelleria messicana. 

Trottols sembra Dracula dopo il cenone di Natale. Il lenzuolo è imbrattato di sangue, evidentemente provocato da un'epistassi e lei, nel tentativo di pulirisi, ha sparso più o meno uniformemente il liquido rosso su tutta la faccia, sul pigiama e su Papo, che sembra Chucky la bambola assassina.
"Trottols! Cos'è successo?"
"Papà, il nasino... Ti ho chiamato, ma tu non venivi..."
Eh, certo, adesso è colpa mia. Fortunatamente la piccola non sembra impressionata dal sangue, ma pare più preocupata dal cazziatone che potrebbe arrivarle per essersi infilata le dita nel naso.
"Va bene Trottols, non è successo niente. Però non devi metterti le dita nel naso, se no poi ti provochi un'epistassi ed esce il sangue..."

2159 Zulu, epistassi arrestata, pigiamino e letto cambiati, Chucky-Papo pulito alla bell'e meglio
"Dai Trottols, adesso è veramente tardi, fai le nanne."
"Va bene papà, scusa se prima mi sono messa le dita nel naso..."
"Basta che non lo fai più, Trottols, adesso fai le nanne."
"Va bene, non lo faccio più. Non voglio che mi viene l'epitaffio!"

mercoledì 18 novembre 2015

Domande, domande, domande...

Il filone creazionista, unito ad una (in)naturale propensione di Trottols a fare collegamenti tra i fatti che le accadono intorno sta iniziando a generare seri grattacapi. In cucina abbiamo appese delle foto di alcuni bimbi africani, inviate da un collega di mia moglie che va regolamente laggiù a fare del volontariato. Giulia sa che sono bimbi sfortunati, che non possono andare a scuola, qualcuno è senza genitori ed a volte non hanno nemmeno da mangiare (argomento che fa sempre molta presa sul diavoletto biondo). Devo dire che, in alcuni difficili momenti, le abbiamo anche usate strumentalmente per sollecitare il senso di responsabilità di nostra figlia (lo so, non si fa, ma a nostra parziale discolpa devo dire che è veramente l'ultima spiaggia).
Sabato mattina, mamma è al lavoro, papà e Trottols sono in macchina, direzione Ipercoop per spesa settimanale. Fermi ad un semaforo rosso, sto mentalmente ripassando il percorso che ottimizza gli acquisti all'interno dell'ipermercato minimizzando i pericolosi passaggi davanti alle corsie dei giocattoli, quando una vocina dal sedile posteriore manda in frantumi la mia mappa mentale.
"Papà, ma Dio ha creato tutto?"
"Sì, Trottols, ne abbiamo già parlato, Dio ha creato tutto. Perchè?"
"Ma allora perchè non ha creato abbastanza cibo per i bimbi poveri in Africa?"

Silenzio. 
Ancora silenzio. 

Stavolta non ho una risposta. Credo che nessuno, partendo da questi assunti, ce la possa avere.
"Papà, hai sentito?"

Sì Trottols, purtroppo ho sentito. E so anche che, mastina come sei, non mollerai l'osso finchè non sarai sodisfatta della risposta. Non potevi chiedermi un'altra volta come nascono i bambini?

"Allora Trottols, in Africa fa tanto caldo. Spesso le piante seccano, come il girasole che avevamo quest'estate sul balcone, e nessuno le può più mangiare. Allora dobbiamo intervenire noi per aiutare i bimbi dell'Africa."
Che se vogliamo è una non risposta che evita elegantemente la questione etico-religiosa. Fortunatamente, per quanto sveglia, la nostra quattrenne non è ancora in grado di seguire un filo logico così complesso, e in più nel frattempo siamo arrivati all'Ipercoop...
"Bene, papà, allora mi compri due leccalecca? Così uno lo mangio io e uno lo mandiamo ai bimbi dell'Africa!"

venerdì 6 novembre 2015

Semini, domande e creazionismo

Giulia frequenta un asilo privato cattolico. E' un'ottima scuola, della quale siamo felicissimi: i bimbi sono super stimolati, ci sono svariate attività, dalle olimpiadi al corso settimanale di inglese al fare (e mangiare) il popcorn insieme alle maestre, ma ovviamente c'è un prezzo da pagare, e non sto parlando solo di soldi.
L'altra sera, dopo aver spolverato un importante piatto di tagliatelle al pesto, Trottols si è pulita la bocca, si è tolta la bavaglia, ci ha guardati serissima ed ha esclamato:
"Mamma, papà, sapete che Dio ha creato tutto quanto?"
"Ah sì?"
"Sì, veramente! Gli animali, le piante, i fiumi, il cielo, tutto! Me l'ha detto la maestra!"
"Ah, la maestra... E non è che per caso in questo racconto ha menzionato anche un certo Charles Darwin?"
L'occhiataccia di mia moglie, capace di incenerire una tuta ignifuga in amianto mi dissuade dal continuare su questa strada. A quell'età i bambini hanno bisogno di certezze, l'evoluzionismo può aspettare.
"E chi è Ciarsdaruin, papà?"
"Nessuno, Trottols, un tato che ti farò conoscere tra qualche anno."
"Ma se Dio ha creato tutto ha creato anche questa casa? E questo tavolo?"
"No, Trottols, la casa e il tavolo sono stati costruiti da uomini, Dio ha creato le cose della natura, come gli alberi e la terra." Con buona pace di fotosintesi clorofilliana e Big Bang...
"E noi?"
"Noi siamo nati da mamma e papà, ti ricordi che te l'abbiamo raccontato? Papà ha dato il semino alla mamma, tu sei cresciuta nel suo pancione e dopo nove mesi sei nata".
"Va bene papà. Mi accendi un cartone prima di andare a nanna?"
Felice di aver disinnescato una situazione potenzialmente pericolosissima mi rilasso, ignaro del fatto che le rotelline nella testa di Trottols lavorano incessantemente, fanno confronti e collegamenti ed alla lunga fanno nascere domande che vengono alla luce nei momenti e nei luoghi meno adatti.
In effetti qualche sera dopo stiamo mangiando tutti e tre in pace e serenità, nella più totale rilassatezza, quando Trottols sgancia la prima vera bomba H della sua vita.
"Papà, ma quando sono nata come hai fatto a dare il semino alla mamma?"

Gelo.

La temperatura della cucina precipita improvvisamente. Posso vedere i vetri che si appannano ed il fiato che esce dalla mia bocca. Anche il pezzo di carne che stavo per portarmi alla bocca si è improvvisamente ed inspiegabilmente ricoperto di cristalli di ghiaccio.
Inclino impercettibilmente la testa verso mia moglie in cerca di aiuto, ma dalla scritta al neon lampeggiante sopra la sua testa che dice "TUTTI CAZZI TUOI" (sì, in maiuscolo) capisco che me la devo cavare da solo.

Visto che tutto sommato continuo a pensare che alle domande dei bimbi - a tutte le domande - vada data una risposta corretta, logica ed argomentata semplicemente in modo che loro possano capirla, appoggio la forchetta ghiacciata sul piatto ghiacciato, cerco di bere un sorso d'acqua ma mi rendo conto che non posso perchè è ghiacciata, faccio un bel respiro e parlo.
"Vedi Trottols, ogni tanto le mamme ed i papà si danno i bacini da grandi, che sono diversi dai bacini che si danno ai bambini, e allora il papà dà il semino alla mamma, e così poi nasce il bimbo o la bimba". 

Che, oggettivamente, non è una spiegazione dettagliatissima, si limita ad inserire il concetto di "bacini da grandi", lasciandolo prudenzialmente nel vago. Sperando che sia stao sufficiente a placare la curiosità del diavoletto biondo e che lei non voglia indagare oltre la guardo trattenendo il fiato.

"Ah, va bene. Sai che oggi all'asilo ho fatto il cameriere?"

I vetri si disappannano, la carne si scongela, la temperatura risale bruscamete. Per questa volta ce la siamo cavata.
Ma ho l'impressione che non durerà a lungo...
  





mercoledì 28 ottobre 2015

Maschile, femminile, singolare, plurale

Il personalissimo viaggio di Trottols nel mondo gender è iniziato. No, non sto parlando delle polemiche che sembrano infiammare l'Italia in queste settimane relativamente ad unioni civili ed a libri banditi da biblioteche veneziane, mi sto semplicemente riferendo al fatto che il diavoletto ha da poco scoperto le differenze tra maschile e femminile e tra singolare e plurale, con risultati, al solito, discretamente comici.


Qualche settimana fa, impadronitasi a tradimento dell'ipad paterno, Trottols ha scoperto Piante contro Zombi, uno spassosisimo - ed adatto anche ai più piccoli nonostante il nome - gioco in cui bisogna fermare un'armata di zombie armati solo di piante da giardino. Una volta capiti i rudimenti del combattimento, Trottols si è appassionata ed in breve tempo si è messa ad inveire contro i nemici proprio come faceva suo papà una quarantina d'anni fa (riempiendomi il cuore di orgoglio paterno). 
"Monelli zombi! Adesso vi uccido con la sparapiselli e col peperoncino! Ecco! Papà, come faccio ad uccidere quegli zombi?"
"Usa la melanzana mangiona!"
"Giusto papà! Prendi questo, zombo monello!"
"Giulia, come zombo? E' uno zombie, non uno zombo."
"No papà, gli zombie sono tanti, quello è uno, ha i pantaloni, è un maschietto, quindi è uno zombo. Se aveva la gonna era una zomba."

Come al solito, non fa una piega.
  
Durante una delle infinite negoziazioni che sembrano punteggiare la nostra esistenza quotidiana, dal fare il bagno all'andare a letto, all'ennesimo rinvio al rialzo di Trottols, perdo la pazienza e sbotto:
"Adesso basta Giulia! (ormai il diavoletto biondo ha capito che l'uso del nome proprio è segno inequivocabile di incazzatura genitoriale e castigo incipiente). Ho detto cinque minuti e basta! Se no mi arrabbio come una iena!"
Trottols alza la testa, mi guarda dal basso in alto e, nonostante sia prossima ad un capriccio da competizione, scoppia a ridere irrefrenabilmente.
Dibattuto tra il sollievo di aver evitato una discussione e la sensazione che la piccola mi stia prendendo per i fondelli chiedo, cercando di mantenere il volto severo:
"Cosa c'è da ridere adesso Trottols?"
"Papà, la iena è femmina, tu sei maschio, non puoi arrabbiarti come una iena!  Tu puoi arrabbiarti come uno ieno!"

mercoledì 21 ottobre 2015

Tipe da parchetto

Se è vero che quando accompagno Trottols al parchetto tendo a scambiare due parole principalmente con persone del mio stesso sesso, non posso fare a meno di osservare anche i comportamenti delle varie mamme presenti. Per par condicio, quindi, di seguito una breve tassonomia dei comportamenti delle abituali frequentatrici di altalene e scivoli.

La Bio
Si riconosce dalla fascia portabebè a fantasia rigorosamente africana che sfoggia ovunque nella quale riposa il secondogenito infante. Passa il tempo rammaricandosi del fatto che i giochi del parchetto siano di metallo o plastica e non di legno e al momento della merenda estrae dalla borsa in cotone anallergico un centrifugato di frutta fresca fatto con le sue mani. Può disquisire per ore delle più svariate teorie pedagogiche, perchè le ha studiate tutte e ne ha distillato il succo, arrivando alla soluzione che i bambini vanno lasciati liberi di esprimersi, anche quando vogliono scrivere col pennarello sul divano di ecopelle bianca del salotto. I contatti con la biologica sono ridotti al minimo visto che di solito non parla con i papà, che sotto sotto considera forme di vita inferiori.

La Multitasking
Diciamocelo, tutte le donne sono un po' multitasking. Questa però eccelle, dal momento che condizione necessaria per rientrare in questa categoria è avere sue figli indipendentemente deambulanti e con gusti diametralmente opposti: se uno va sullo scivolo l'altro (o l'altra) deve provare l'altalena, se il primo inforca la bicicletta diretto verso nord, il secondo schizza a sud a bordo del monopattino. Come un camaleonte, la mamma multitasking ha gli occhi indipendenti, che le permettono di seguire contemporaneamente le evoluzioni dei figli e se non è ancora dotata del dono dell'ubiquità è quantomeno velocissima nel rincorrere i suoi pargoli e se del caso salvarli da cadute e capitomboli. Inutile dire che alla multitasking va l'incondizionata ammirazione di tutti i papà del parchetto.

La Preoccupata
E' generalmente la compagna di un timoroso. Terrorizzata da malattie e microbi rincorre per tutto il parchetto il suo infelicissimo figlio con salviettine umidificate ed antibatteriche, si accerta della morbidezza del terreno sotto scivolo ed altalene (tutte le volte come se fosse la prima) e barda con casco, ginocchiere, gomitiere e polsiere il figlio ogni volta che sale sul triciclo. Perennemente in ansia vive malissimo la mezz'ora quotidiana dedicata all'attività fisica del pargolo e non interagisce con gli altri genitori, non riuscendo a staccare gli occhi di dosso a suo figlio nemmeno per un secondo.

La Cassandra
E' un'evoluzione della Preoccupata. Mentre la prima, preoccupata dall'idea che il suo pargolo possa venire a contatto con un ceppo di legionella antibioticoresistente semplicemente calpestando l'erba, rimane ad osservarlo tutto il tempo muta ad occhi sbarrati, tutt'al più con una mano davanti alla bocca, la Cassandra rivolge verbosamente la sua ansia verso il figlio.
"Adalgisa! Attenta, non correre, guarda dove vai! Piano sull'altalena! Fai attenzione alla scala dello scivolo! Pedala piano! Scendi dal monopattino! Ecco, sei caduta! TE L'AVEVO DETTO!"
Il te l'avevo detto è la prova inconfutabile che abbiamo di fronte una Cassandra. Seguono cinque minuti di cazziatone alla figlia (che ovviamente non si è fatta nulla, visto che è semplicemente inciampata su un pavimento di tartan morbido), un rapido ripasso delle procedure di sicurezza di quando si va al parchetto a giocare, una sistematina alle protezioni da hockey ed il ciclo può ricominciare.

La Sonnambula
Come la Multitasking ha due figli, ma è l'unica cosa in comune che hanno. La sonnambula si trascina lentamente al parchetto, preceduta dai suoi figli che si avventano indemoniati sui giochi. Arrivata alla panchina libera più prossima alle altalene si guarda intorno con lo sguardo perso nel vuoto, si siede ed inizia a fissare un punto davanti a sè, apparentemente incurante di quello che combinano i pargoli. Lo stato catatonico persiste per tutto il tempo della permanenza al parchetto, a meno di incidenti veramente seri, tipo frattura scomposta di tibia e perone o commozione cerebrale con vomito neurologico.
In realtà la sonnambula risponde agli stimoli, in quanto fornisce acqua e merenda quando richiesta, ma nel più assoluto silenzio e con gesti lenti e misurati. Inutile cercare di avvicinarla ed attaccare bottone. Sta semplicemente approfittando di una mezz'ora sola con se stessa per ricaricare le pile prima di affrontare la cena.

mercoledì 7 ottobre 2015

Tipi da parchetto

Dicesi "parchetto" qualunque spazio verde attrezzato con altalene, scivoli e dondoli ed adibito alla più che meritoria funzione di sfinire i piccoli diavoli, cosicchè una volta tornati a casa questi crollino addormentati, possibilmente un secondo dopo aver terminato la cena. (Eh sì, perchè se al pupo cade la faccia nel piatto di pasta poi va pulito e c'è il rischio che si svegli).


I parchetti sono ovunque, sempre uguali a se stessi dalla metropoli al paesino più sperduto, e sono frequentati, oltre che - ovviamente - da bambini, da adulti abbastanza facilmente categorizzabili. Quello che segue è un elenco, assolutamente non esaustivo, di personaggi maschili da me incontrati in ormai quattro anni di assidua frequentazione di panchine antistanti altalene e scivoli vari.

Il piacione
E' generalmente un neopapà, sui trentacinque, in forma, abbronzato, ben vestito e con un sorriso smagliante. Se non avesse al collo una borsa piena di biberon, acqua, biscotti e pannolini potreste scambiarlo per un agente immobiliare. La prima volta che ha accompagnato il figlio (per sbaglio) al parchetto, il piacione ha avuto un'illuminazione: il posto è pieno zeppo di donne giovani! Da allora, lavoro permettendo, si è fatto carico del viaggio al parchetto, dove cerca di attaccare bottone con tutte le mamme presenti,  dispensando sorrisi e battute  ma dimenticandosi spesso di suo figlio, che infatti rischia la vita tre/quattro volte all'ora.

Il timoroso
Lui non ci voleva venire, al parchetto. Non la vuole, la responsabilità di suo figlio, forse perchè sa perfettamente che al suo rientro a casa ogni graffio, ogni livido ed ogni starnuto del pargolo gli verranno sanguinosamente addebitati dalla moglie. Per questo il bambino del timoroso è una sorta di omino Michelin, vestito con piumone, sciarpa e cappello anche a Maggio, per evitare sia raffreddori, sia traumi da urto o caduta. Il bambino Michelin si muove generalmente molto poco, tiene le braccia larghe, non per i deltoidi possenti ma per gli strati di abiti da cui è coperto, ed è seguito dal padre come un'ombra. Il timoroso fa sedere il figlio nell'altalena chiusa anche a sei anni compiuti, si siede dietro di lui sul dondolo cingendolo con le braccia, e sullo scivolo tiene le mani protese a non più di trenta centimetri dal figlio, pronto a prenderlo al volo nel caso dovesse superare la folle velocità di un metro al secondo.
Il competitivo
Manager rampante o palestrato convinto, il competitivo è caratterizzato, appunto, dalla facilità con cui trasforma il momento di gioco al parchetto in una gara. Convinto che i figli debbano essere spronati, incita costantemente il suo a fare di più e meglio: correre più veloce, arrampicarsi più in fretta, calciare la palla più lontano, salire per primo sullo scivolo. E poco importa che il bimbo in questione abbia diciotto mesi e si regga a malapena in piedi. Il competitivo confronta le performances sportive dei bambini a voce alta, quasi sempre a sproposito e senza tenere in considerazione le differenze di sesso e di età. Nel malaugurato (ma abbastanza frequente, vista l'elevata propensione al pericolo del padre) caso in cui il bambino di un competitivo si ferisca, il padre lo trascina alla fontanella più vicina, lo sciacqua con acqua gelida e lo spinge nuovamente verso i giochi.

Anche in caso di frattura scomposta al naso.

Il rassegnato
E' l'opposto del competitivo. Si tratta di un padre che ha ormai accettato il fatto che suo figlio ha un raporto molto complicato con l'attività fisica (o magari è semplicemente pigro) e si riconosce perchè cerca costantemente il confronto (o il conforto) con gli altri padri, snobbando le mamme.
"Che brava che è sua figlia ad arrampicarsi sullo scivolo... Quanti anni ha? Due e mezzo? Il mio a quattro anni è un po' più lento, ma si sa, le femminucce sono più avanti a quell'età. Caspita, come va veloce col monopattino... Antongiulio, chiedi alla bimba se te lo fa provare? No? Hai paura? Va bene, sarà per un'altra volta... Che dici, giochiamo a calcio? Guarda la bimba, vedi come tocca la palla con la suola? Tu almeno, colpiscila con la punta..."   

Il New Age
E' uno tra i più subdoli tipi da parchetto. Indistinguibile da una padre normale, il papà new age ti si avvicina con nonchalanche e attacca immediatamente bottone:
"Che carina sua figlia! Come si chiama? Ah, Giulia, che bel nome. E' Vergine?"
Ovviamente nel parlato la maiuscola non si vede, per cui fraintendere è molto facile. Il primo impulso è quello di rompergli il naso con una testata, poi la ragione ha la meglio e:
"Scusi?"
"Dico, quando è nata, di che segno è? Perchè mi sembra abbia dei comportamenti tipici della Vergine"
Oh signore. Forse era meglio un pervertito.
Se c'è una cosa che non so è di che segno sia mia figlia. Credo che non ci sia nulla di più lontano dalla mia mente della possibilità che l'allineamento dei pianeti in un dato momento storico possa avere il benchè minimo influsso sull'indole e sui comportamenti di Trottols (anche se in alcuni momenti ho la sensazione che la piccola sia un distillato di Marte, Giove e mettiamoci anche Atena anche se non è un pianeta...). quindi sfodero il mio più bel sorriso e rispondo.
"Guardi, non so, è dei primi di Agosto... Cancro? Leone?" dico, sparando a caso due dei segni che so essere estivi.
"Ah, ma allora è un Leone. E l'ascendente?"
Posto che l'unica cosa che conosco di ascendente di Trottols è il suo tono di voce quando chiede cibo, mi stringo nelle spalle, scuoto la testa e sorrido.
"No, perchè l'ascendente è importante... Vede mia figlia? E' di fine agosto, ed ero molto preoccupato che nascesse Vergine, perchè abbiamo tante donne Vergine in famiglia e sono tutte problematiche... Fortunatamente è nata il 22 Agosto, quindi è Leone, proprio come sua figlia, anche se mi sa che è un po' cuspide. Ma lei non si deve preoccupare, il Leone è un bellissimo segno, i Leone sono..."
Appurato che non è un pericolo per Trottols, a queste parole stacco il collegameno orecchie-cervello e lo lascio parlare.
Da solo.
 

giovedì 24 settembre 2015

Actors Studio

Il talento è talento, non c'è niente da dire.

C'è chi è bravo a disegnare, chi a scrivere musica. C'è chi canta meravigliosamente e chi sa cucinare piatti deliziosi. Chi gioca bene a calcio, chi nuota come un delfino.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il talento di Giulia risiede nella sue capacità di recitazione. E non sto parlando di quando nei suoi giochi finge di essere Cenerentola, Merida o la Dottoressa Peluche. Intendo la capacità di alterare la percezione della realtà di chi la sta attorno con comportamenti ed emozioni artefatte, ovviamente per ottenere qualcosa.

Piccola premessa: già prima della nascita di Trottols, io e mia moglie abbiamo deciso che non l'avremmo picchiata. Mai. In nessun caso. Nemmeno uno sculaccione simbolico. Finora abbiamo rispettato la promessa, anche se qualche volta è stato veramente difficile.

Atto I
Una sera dell'inverno scorso, durante la consueta negoziazione per la messa a letto, Trottols si impunta e decide che quella sera a nanna non ci vuole proprio andare. Non serve cercare di convincerla, inutile minacciarla: ha deciso che vuole vedere la partita sul divano con papà. Decido di ricorrere all'estrema minaccia: faccio la faccia cattiva, la guardo negli occhi ed esclamo: "Giulia, adesso conto fino a tre. Se al tre non sei andata nella tua cameretta ti metto in castigo. Uno..." "No, papà, no, nanne no! Partita! Milan alè! Juve bleah!" Soffoco a stento un sorriso, conscio che in certi frangenti non si può e non si deve mollare. "...DUE..."
Trottols mi guarda, cercando di capire se andrò fino in fondo. Quando si convince che il rischio del castigo è più che concreto scoppia improvvisamente in un pianto dirotto, salta giù dal divano e corre a perdificato verso sua madre che sta riposando, esausta, in camera da letto. "Mammmaaaaaa!!! MAMMMAAAAA!!!! MAAAAAAAMMMMMMAAAAAAA!!!!!"
"Cosa c'è Giulia?"
"Papà.... Mi ha picchiato! Qui!", urla a voce altissima il diavoletto indicandosi la spalla e continuando a piangere coi lacrimoni e singhiozzi.

Mi cade la mascella.

"Giulia, ma sei impazzita? Non è vero, non ti ho nemmeno sfiorata!"
"Non sono 'pazzita! Mammaaaaa, papà mi ha picchiato! Qui! Posso stare un po' con te nel lettone?"

Sipario

Atto II
Agosto scorso, Marina di Carrara, sera. Per concludere una giornata di mare ed una pizza decidiamo di andare a fare una passeggiata sul molo prima di andare a dormire. Giulia ovviamente non è d'accordo: vuole restare in piazza a giocare sullo scivolo. Dopo una buona mezz'ora di gioco decidiamo di imporci e ci avviamo verso il molo. Il diavoletto ci segue di malavoglia, lamentandosi con Papo di quanto siano cattivi i suoi genitori. Evidentemente Papo le dà ragione, perchè arrivati a metà del molo, in mezzo alla folla, Giulia inizia a fare il capriccio della vita (evento abbastanza infrequente ad essere onesti) urlando a gran voce che vuole tornare sullo scivolo.
Visto che la testa di più di un passante sta iniziando a voltarsi verso quella che sembra essere una bionda bimba dolcissima vessata da due genitori mostri, scatta il castigo, senza nemmeno il conto fino a tre anticipatorio:
"GIULIA! Adesso basta! Niente molo e niente scivolo, torniamo subito a casa!"
Momento di silenzio. Giulia ci guarda con lo sgomento dipinto sul volto. Due secondi per elaborare la strategia, altri due per gonfiare bene i polmoni d'aria e...
"NOOOOOO!!!!  A CASAA NOOOOOO!!!! Papà, dammi le botte! Dammi le botte, ma a casa NOOOOO!!!"
Con la coda dell'occhio noto che i passanti stanno rallentando il ritmo della passeggiata, tendono l'orecchio ed alcuni hanno messo mano al cellulare, non sia mai ci scappi un video da mandare al Telefono Azzurro. Cerco di contenere il danno, parlando a voce innaturalmente alta a beneficio degli astanti.
"Giulia, ma cosa dici! Non ti abbiamo mai dato le botte e non cominceremo certo stasera (capito gente? Questa frase è per voi! Mettete pure via i cellulari). Sai che se ti comporti male perdi i tuoi privilegi e visto che questa sera hai fatto la monella, mamma e papà hanno deciso che si torna a casa."
"NOOOO!!! A casa noooooo! Dammi le botte! (sottinteso per chi guarda: come fai di solito) Ecco! Me le do io!" E a queste parole Trottols inizia a prendersi goffamente a pugni in testa.
Stavolta le mascelle che cadono sono due. Io e mia moglie ci guardiamo sbalorditi e sotto gli sguardi di disapprovazione della piccola folla che si è nel frattempo riunita, decidiamo per un ripiegamento strategico, che sa tanto di fuga con la coda tra le gambe. Con tutta la delicatezza del mondo prendo in braccio il diavoletto piangente che si dimena e finge di picchiarsi sulla testa, mia moglie afferra il nuovopattino e ci dileguiamo nella notte, consci di aver contribuito ai pettegolezzi dei prossimi due giorni.

Sipario.