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giovedì 5 ottobre 2017

Primo giorno di scuola 2/2

I primi giorni
Quarant'anni fa vigeva la regola del "vai e fai". Dopo il primo giorno di ambientamento la maestra ti metteva in mano una penna e (fortunatamente il periodo storico delle aste era già finito) iniziavi a copiare le lettere scritte alla lavagna, rigorosamente in corsivo (mi ricordo di aver compreso il vero significato dell'aggettivo "barocco" cercando di scrivere una H maiuscola).
Oggi? Oggi c'è una settimana di giochi, che in realtà serve alle maestre per valutare il materiale umano che hanno a disposizione ed identificare il punto zero. Che non deve essere altissimo, se è vero che il secondo giorno Giulia è tornata a casa con un braccialetto al polso destro, che le maestre hanno deciso a fare indossare a tutti i bambini della classe dopo aver chiesto di alzare la mano destra ed avere evidentemente ricevuto risposte non incoraggianti.
Il punto è che il piccolo (e perspicace) diavoletto biondo, la sera a tradimento mi ha chiesto: "Papà, scusa, ma il braccialetto non potevano metterlo solo a quelli che non sanno qual è la destra?"

Eh, già. Benvenuta nel mondo del politicamente corretto.

Il tutor
Il tutor è un bambino di quinta assegnato a ciascun nuovo alunno, che lo aspetta all'entrata, lo aiuta a portare la cartella in classe, lo accompagna in mensa e gli spiega come funziona la scuola. Il tutor di Giulia si chiama Paolo, è evidentemente figlio di un giocatore di basket norvegese per quanto è alto e biondo ed ha colpito come Cupido il cuoricino del diavoletto, che tornata a casa la prima sera si è espressa nel seguente modo:
"Papà, io mi sono innamorata di Paolo, perché sai, lui è grande, a me non piacciono i bambini piccoli, quelli di prima elementare..."

Se il buongiorno si vede dal mattino siamo fottuti.

I libri
Qui devo prendermi una licenza poetica. Confesso di non ricordarmi infatti i libri di lettura di prima e seconda, ma mi ricordo il sussidiario di terza, con lunghi e noiosissimi brani tratti direttamente da Cuore che hanno corposamente contribuito a sviluppare la parte cinica del mio carattere. 
I libri di Giulia invece sono sostanzialmente un incrocio tra la Settimana Enigmistica ed un giornalino di Peppa Pig sotto steroidi: colorati, pieni di giochi ed interattivi (ecco, la registrazione sul sito per interagire digitalmente con il libro non è proprio a portata di tutti i seienni, ma tant'è...).

Le note
Ai miei tempi la nota sul diario era il sacro terrore di ogni bambino: riceverne una significava un pomeriggio di terrore nell'attesa dell'inevitabile castigo e della reazione dei genitori, ai quali non sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello di contestare le decisioni delle maestre, per quanto arbitrarie potessero essere.
 
Invece oggi il mondo si è capovolto: non (solo) perché i genitori di oggi difendono a spada tratta i figli, ma per quello che ho visto con i miei occhi.

L'altra sera, tornando dall'ufficio, ho incontrato il papà di una compagna di classe di Giulia che stava scuotendo un alberello nel giardino della scuola. All'inevitabile domanda su cosa stesse facendo è seguita una risposta abbastanza incomprensibile: "Ho bisogno di una foglia." "Una foglia?" "Sì, è per il compito a casa di Adalgisa [nome ovviamente inventato: nessuna nel 2017 si chiama più Adalgisa]" "Sai, io e mia moglie abbiamo già preso una nota sul diario di Adalgisa perché non abbiamo ricoperto i libri come ci era stato chiesto di fare dalla maestra e non vogliamo prenderne un'altra..."

lunedì 2 ottobre 2017

Primo giorno di scuola 1/2

Com'è successo?

Ero convinto che avessimo portato a casa dall'ospedale il diavoletto biondo non più tardi di un paio d'anni fa, e adesso salta fuori che va a scuola? A SCUOLA? In prima elementare?

Eh, sì. Ci siamo arrivati. Trottols va a scuola. Imparerà a leggere, scrivere, far di conto programmare in Scratch.

E' in momenti come questo che un vecchio genitore si rende conto di quanto il mondo sia cambiato, sotto numerosi punti di vista.

La Tecnologia (applicata alla scuola)
Il sito della scuola di Giulia è - apparentemente - bellissimo e molto funzionale. Accedi alla tua area privata e puoi gestire tutto: pagelle, pagamenti, iscrizioni a gite e corsi supplementari.
Quindi, la tecnologia c'è. Adesso applichiamola alla scuola.
Dovendo iscrivere Trottols a mensa (che chissà perché non si chiama più refezione) ed al doposcuola accedo baldanzoso al mio spazio privato, schiaccio tre pulsanti e - voilà - Giulia è iscritta. Niente attese infinite davanti ad uno sportello, nessuna perdita di tempo, tutto in tempo reale. Fantastico.
Sto per fare il logout quando una microscopica e minacciosa scritta in fondo alla pagina attira la mia attenzione: lì in basso, in Arial 5, c'è scritto "si pregano i genitori di scaricare e stampare i moduli, firmarli e consegnarli in segreteria".

Ecco cos'era la coda chilometrica di genitori armati di fogli che aspettavano l'apertura della segreteria che ho notato accompagnando Giulia a scuola stamattina...
Imprecando tra me e me stampo i moduli, che non sono altro che semplici dichiarazioni e li porto a casa. La sera mi accorgo di essermene dimenticato uno e decido - oh me incauto! - di copiare la frase "io sottoscritto [omissis] iscrivo mia figlia [omissis]" a mano su un foglio bianco e firmarla.

Il mattino successivo affronto la coda e consegno il plico. Alla presentazione del documento vergato di mia mano segue uno sguardo di disapprovazione della segretaria. "Eh, no, questo non va bene"
"Come non va bene? Ho copiato parola per parola il modulo del sito..."
"Si, ma vede qui?" Indicando un minuscolo codice a barre stampato in verticale sul lato sinistro del foglio, "a noi serve il codice a barre per inserire il documento nella cartella elettronica personale di sua figlia."

"Cioè, mi faccia capire. Io compilo un form elettronico che genera un documento che devo stampare, firmare e restituirvi (dopo mezz'ora di coda) così poi voi lo scannerizzate e lo rimettete allo stesso posto?"
"Certo. Non è fantastica la tecnologia?"
"E non avrei potuto semplicemente firmare il documento originale in forma elettronica barrando una casella?"
"..."
"..."
"..."
"Va bene, arrivederci."

Qualcosa è andato terribilmente storto.

Le maestre
Io una ne avevo, di maestra. Faceva tutto, italiano, matematica, disegno, educazione fisica (inglese manco a parlarne, l'ho iniziato alle medie). In più, un'ora alla settimana, c'era una signora della parrocchia che veniva a farci l'ora di religione.

Giulia invece ha
-la maestra "prevalente" (che dovrebbe essere quella con cui trascorre più tempo, quella che le insegnerà a leggere ed a scrivere)
-la maestra di inglese, incaricata di insegnarle la lingua d'Albione
-la maestra di sport, anzi, di Educazione Motoria o più familiarmente, "Motoria", come nella frase "Papà, oggi devo mettere la tuta perché nel pomeriggio ho Motoria"
-la maestra di musica, che non mi è ben chiaro cosa faccia, visto che Giulia è stonata come una campana e non sa nemmeno quante siano le note
-la maestra di Motoria in inglese, che è il vero mistero della scuola. Infatti pare che ad intervalli irregolari la classe del diavoletto biondo venga prelevata, condotta in palestra e lì passi un'ora a fare sport in inglese. Non ho indagato e non voglio indagare. Giulia ha detto che è divertente e questo mi basta.

E ci va già bene che l'orario delle lezioni è fisso. Ci sono infatti scuole (non è uno scherzo, giuro) che in nome del bioritmo fanno ruotare le materie non su base settimanale (cioè ho inglese tutti i venerdì dalle 11.00 alle 12.00) ma sulla base di calendari (lunari o aztechi o entrambi) irregolari, per cui se in settimana 1 ho fatto inglese dalle 11.00 alle 12.00 del venerdì, in settimana 2 lo farò dalle 17.00 alle 18.00 del martedì ed in settimana 3 dalle 8.00 alle 9.00 del lunedì.

Così, se sono uno facile all'abbiocco post prandiale non corro il rischio di essere scambiato per analfabeta matematico per il solo fatto che matematica sia - mettiamo - ogni mercoledì dalle 14.00 alle 16.00.

Insisto. Qualcosa è andato terribilmente storto.

giovedì 2 marzo 2017

Fratelli d'Italia


Risultati immagini per bandiera italiana

Uno dei cartoni animati che negli ultimi mesi ha velocemente scalato l'hit parade trottolesca è Alvinnn!!! e i Chipmunks, storia di tre animaletti simili a scoiattoli parlanti che tra le altre cose cantano in una rock band, caratterizzati da voci acutissime ed inintelligibili, in pratica un'ottava sotto gli ultrasuoni. La sigla del cartone animato è, in effetti, più incomprensibile del coro delle voci bianche della Scala quando intona il coro dei cherubini del Mefistofele. Eppure Trottols, che evidentemente dev'essere imparentata alla lontana con qualche animale dall'udito sopraffino, non ha problemi a capire ed a cantare in coro con i piccoli esserini maledetti le canzoni che accompagnano quasi ogni episodio della serie.
 
Ed è proprio guardando uno di questi episodi che Trottols nota che prima di una partita di baseball il pubblico si alza in piedi per ascoltare una canzone.
"Papà, ma cosa stanno cantando?"
"Star Spangled Banner, L'inno degli Stati Uniti d'America."
"L'inno?" E cos'è?"
"E' una canzone che rappresenta la nazione per cui è stato scritto, in questo caso appunto gli Stati Uniti, dove c'è New York, dove vivono lo zio Maci e la zia Maddy".
"Bello! E ce l'ha anche l'Italia?"
"Certo Trottols, si chiama Fratelli D'Italia e fa così..."
E per la successiva mezz'ora Trottols ha chiesto di ascoltare, a ripetizione, la prima strofa dell'inno di Mameli (perchè solo questa conosco... sfido chiunque a ripetere la strofa che comincia con "Son giunchi che piegano/le spade vendute; già l'Aquila d'Austria/le penne ha perdute").
Facendo l'esegesi del testo ("dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa" non è di immediata comprensione se hai solo cinque anni e mezzo...) non ho poi mancato di inserire spiegoni su patria e patriottismo, Fratelli Bandiera e Risorgimento, significato del Tricolore e via discorrendo, in modo da trasmettere al diavoletto biondo fin da subito l'importanza di certi valori.

Qualche mattina dopo, diretta verso la scuola al suono canticchiato della hit del momento, l'intramontabile "Tutto molto Interessante" di Rovazzi, Trottols si ferma di botto, si volta verso di me e con il suo più bel sorriso mi dice:
"Papà, adesso mi canti la sigla dell'Italia?"
Tremando al pensiero di conoscere la risposta mi faccio forza e le domando comunque:
"Come la sigla dell'Italia?"
"Ma sì papà, quella che cantano prima delle partite!"