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giovedì 12 marzo 2015

Risorse scarse

L'altra mattina Trottols è stata esposta per la prima volta al concetto cardine dell'economia di mercato: le risorse sono scarse.

Non l'ha presa benissimo.

 

Per un malaugurato quanto deprecabile errore di pianificazione alimentare domestica infatti, qualche giorno fa siamo rimasti senza l'alimento base della colazione del diavoletto biondo: le Gocciole. Dopo aver divorato l'ultima ed aver capovolto la scatola ormai vuota, Trottols ha chiesto a gran voce un altro biscotto, ricevendo per tutta risposta la comunicazione che i biscotti erano finiti, e che se avesse voluto c'erano solo i Galletti.

Faccina sbigottita. "Papà, guarda nell'armadio, vedrai che ci sono, ci sono sempre..."
"No Giulia, questa settimana ci siamo dimenticati di comprarle"
"NON E' VERO!". Salto dal seggiolone, apertura della dispensa e controllo visuale. Ovviamente, delle Gocciole nessuna traccia.
"Mampà, non ci sono le Gocciole! Dove sono?"
"Giulia, le Gocciole sono finite, le compriamo sabato all'Ipercoop."
"COME FINITE? Ci sono sempre nell'armadio..."
Due minuti di disperazione pura, gestiti a stento con due Smarties e un clecle lungo.
 
Da quel giorno lo spettro dell'esaurimento delle risorse aleggia come un Nazgûl su ogni azione trottolesca. Sabato mezzogiorno, siamo in macchina direzione McDonald's.
"Papà, perchè sei fermo?"
"Giulia, il semaforo è rosso, rosso stop, verde via!"
"Papà, andiamo più veloci?"
"Giulia, siamo in coda, non posso passare sopra le altre macchine... Ma perchè tutta questa fretta? Hai famona?"
"Papà, forza, su, che finiscono i panini!"

Qualche sera dopo, al momento di andare a nanna, scattano le grandi domande:
"Mamma, sai che quando divento grande io sposo papà?"
Io e mia moglie ci guardiamo sospirando e salutiamo l'arrivo del complesso di Edipo.
"No Giulia, prima devi crescere, poi iniziare a lavorare e, solo se vorrai, un giorno potrai sposare un altro marito... Papà è già sposato con la mamma..."
Faccina perplessa. Possiamo quasi sentire le rotelline che girano all'interno di quella testolina...
"Mamma, guarda che devo sbrigarmi, e se poi i mariti finiscono?"

Altro che Freud, qui siamo a Economia Politica 1...

giovedì 26 febbraio 2015

La furbizia è donna

...O, nel nostro caso specifico, la furbizia è bimba.
Il nostro piccolo motorino per il moto perpetuo non si ferma un secondo: corre, salta, gioca, parla, parla, parla, parla, e soprattutto mangia. 
Spesso. 
E molto.

A partire dalle 18.45 (cioè a circa due ore dall'ultimo boccone di merenda ingerito) la piccola idrovora inizia a palesare rumorosamente il suo senso di fame a chiunque si trovi nelle vicinanze, generalmente la mamma, le cui orecchie, straziate dall'incessante litania "Ho fame! Ho fame! Ho fame! Ho fame!" cedono di schianto verso le 19.00 e la spingono a preparare la cena di trottols. Cena che, generalmente, viene polverizzata in una mezz'oretta di lavoro di piccole (ma capaci) mandibole. 

Dieci minuti di gioco ed ecco che dalla porta rientra papà, il che, in trottolese significa cinque minuti di risate e salti sul lettone e un'altra occasione di spliluccare qualcosa dai piatti di mamma e papà nel caso in cui (praticamente sempre) i due genitori stiano mangiando qualcosa di suo gradimento.

Di fronte al diniego di produrre ulteriore cibo dei due genitori, che adducono come ragione il fatto che "tu hai appena mangiato", la piccola ha sviluppato una serie di strategie davvero imbattibili per raggiungere l'agognato pezzo di pane o il sopraffino boccone di mozzarella.

"Papà, mi dai un pezzo di pane?"
"No Giulia, te ne sei appena mangiati otto, in aggiunta alla cena"
"Mamma, pane, pane, pane!"
"No Giulia, papa ha detto di no, e anche mamma è d'accordo."
"Ah..."

Piccola nota a margine. L'univocità granitica delle posizioni genitoriali è l'unico sistema di autodifesa da trottols che funzioni veramente. La più piccola distanza tra le posizioni dei due viene infatti aperta a cuneo dalla logica incontestabile del piccolo diavoletto biondo, che ottiene così quello che vuole.  
 
"Papà, lo senti?"
"Sento cosa, trottols?"
"E' Papo, che stava dormendo nella sua carrozzina, ma adesso si è svegliato e dice che ha fame di un pezzo di pane."
"Giulia, Papo è un peluche, non può avere fame..."
"No, facciamo per finta..."
"Ok, facciamo per finta... Vai a prenderlo e portalo a tavola."

Salto dal seggiolone, corsa in sala, prelevamento del pupazzo dal passeggino, rientro in cucina a duecento all'ora, arrampicata sul seggiolone e Papo è ora seduto sul tavolo insieme a noi.

"Ecco Papo, questo è il tuo pane..." Avvicinando il boccone di pane al peluche.
"Cosa dici Papo? Non lo vuoi più? Va bene, allora lo mangio io! Posso mampà?" E la piccola ci guarda con occhio supplichevole.
Ammirati dall'inventiva non possiamo che acconsentire, soffocando a stento le risate.

Qualche sera dopo, stessa situazione, ma Giulia ha stranamente ancora il piatto della cena davanti.

"Cosa stai mangiando papà?"
"Tortellini."
"Tortellini! Tortellini! Tortellini!"
"No, Giulia, prima finisci i pomodori e la mozzarella che hai nel piatto"

Boccone di mozzarella. Boccone di pomodoro. Boccone di pomodoro.

"Papà..."
"Cosa c'è Giulia?"
"Vedi il piatto? Adesso è un po' vuoto... C'è proprio posto per un tortellino!"

Battuti. 
Ancora.
 

venerdì 23 gennaio 2015

Leggere




Oddio, in effetti "leggere" è un po' un'esagerazione, ma da qualche tempo Trottols, a cui sembra ieri che cambiavamo i pannolini sul fasciatoio mentre gorgheggiava, felice ma in modo completamente inintelligibile, è in grado di distinguere tutti i numeri e le lettere dell'alfabeto a condizione che siano maiuscole.

Compresa la differenza tra J e Y.

Sarà che in casa c'è sempre qualcuno con un libro o con una rivista in mano, sarà che Trottols da quando aveva sei mesi mostra una passione smodata per libri, libricini e publicazioni varie, ma la piccola ormai "legge" tutto quello che le capita a tiro: magliette di mamma e papà, cartoni del latte, piani del display dell'ascensore, insegne di negozi, cartelli stradali ("Papà guarda!, Cinque zero!"), persino i tombini del percorso casa-asilo ("A...E...M... I...P...")...

Certo, nel mondo reale non tutto è scritto in stampatello. Anzi, quasi tutto è scritto in corsivo. Ed in effetti è abbastanza complesso (e talvolta comico) spiegare ad una treenne, per quanto sveglia, che nella sillaba "Il", messa all'inizio della frase, la prima stanghetta è una "i" maiuscola, mentre la seconda è una "l" minuscola.
 "No papà, ti sbagli. La L è fatta come un calzino, non lo sai? Qui ci sono due stanghette, quindi si legge ii."

"E qui, Giulia? Cosa c'è scritto sulla maglietta del papà?"

"Allora... A" (chiaro, è la prima lettera, è scritta in maiuscolo, quindi è facile)
"Poi... C" (che tutto sommato è simile in stampatello ed in corsivo, quindi non presenta grandi dilemmi...)
"Poi.... Poi... Poi..." (e qui ti voglio; la e minuscola non la consciamo ancora) "Ma che lettera è? Ah sì!" Sorrisone. "E' una c fatta male!"

Genio puro.
 

mercoledì 7 gennaio 2015

Dialoghi di viaggio

I cinque minuti cinque del percorso casa-scuola materna mano nella mano con Trottols riservano ormai quasi quotidianamente spassose sorprese.

Dialogo 1

"Papà, ma cosa fanno i puliziotti?"
"Poliziotti, trottols, poliziotti. Vediamo, cosa fanno i poliziotti?" 

E qui nasce il primo vero dilemma morale dell'educazione di trottols. La parte di me che a quindici anni inveiva la domenica pomeriggio in curva contro i celerini con le vene del collo gonfie al limite dell'esplosione vorrebbe ripescare dalla memoria tutti i cori e ripeterli con la medesima foga. La parte di me che sa che di lì a un paio di giorni Trottols ripeterebbe i suddetti coretti nel suo lettino al momento della nanna, scatenando l'ira funesta di sua madre (che oltre ad essere un tutore dell'ordine sarebbe poi mia moglie) scende, a malinucore, a più miti consigli.

"I poliziotti aiutano chi è in difficoltà e fanno rispettare le regole."
"E se uno non rispetta le regole cosa gli fanno i poliziotti?"

Rimandando a un secondo momento lo spiegone su fermo di polizia, richiesa di convalida del pm, convalida del giudice, eventuale ricorso al tribunale del riesame e misure alternatve alla detenzione, taglio corto:

"Se uno non rispetta le regole i poliziotti lo mettono in prigione."
"Cos'è la prigione, papà?"
"La prigione è il castigo dei grandi."
"E come è fatta la prigione?"
"E' una stanza buia e fredda con un letto scomodo e una finestrella piccola." Oddio, non è che sia proprio così in tutti i casi, e non è che sia nemmeno così facile finirci dentro, ma ci sarà tempo per i distinguo...
"E come si mangia in prigione, papà?"
"Male. Generalmente si mangia male."
"Ah, se si mangia male allora non ci voglio andare in prigione. POZZANGHERA!"

E felice di aver scampato il pericolo gattabuia, trottols si lancia a piè pari in una pozzanghera di cinque centimetri di profondità, schizzando acqua fangosa in un raggio di tre metri.

Dialogo 2

Stiamo camminando spediti verso la scuola (oggi non piove e quindi non ci sono le numerose pause-pozzanghera...) quando, a meno di tre metri da noi, un automobilista palesa tutto il suo malcontento verso una mamma che ha parcheggiato il suo SUV in doppia fila per accompagnare il pargolo undicenne fin dentro la classe, con una sonora strombazzata. Trottols, a cui i rumori forti non piacciono per nulla, trasalisce:

"Papà, cos'era quello strano rumore?"
"Era un tato che ha suonato il claxon..."
"Perchè ha suonato il classòn?"
"Perchè l'altra macchina non lo faceva passare."
"E perchè l'altra macchina non ha suonato?"
"Perchè non c'è sopra nessuno, Trottols.
"No, io credo che è perchè la macchina è rotta. Tato, hai rotto il classòn!"

Teste che si girano, sguardi di disapprovazione delle mamme che come me stanno accompagnando i figli a scuola. Vagli a spiegare la differenza tra claxon e organo genitale maschile pronunciato in bambinese...

lunedì 29 dicembre 2014

La festa di compleanno

Tutti noi abbiamo un compleanno. 
E questo è un fatto.
Alcuni di noi non festeggiano il proprio compleanno, altri optano per una cena a due o per pochi intimi.
E questo è un altro fatto.
Altri invece decidono di coinvolgere nei festeggiamenti per il compleanno proprio o dei loro piccoli figli il maggior numero possibile di compagni dell'asilo, prenotando un McDonald's o una ludoteca.
E questo, purtroppo, sembrerebbe essere un fatto molto comune nella scuola materna di Trottols.

Sabato pomeriggio di metà dicembre, grigio, piovoso ed un po' buio già alle 15.00. Armati di un invito stampato a vividi colori primari e consegnato all'asilo la settimana prima, ci aggiriamo persi per le campagne a sud di Milano, alla ricerca di una non meglio specificata ludoteca, che si trova in una non meglio specificata via di un non meglio specificato paesello, dove siamo attesi, insieme a tutti i compagni di Trottols, alla prima vera festa di compleanno della nostra vita. Trottols è caricata a molla, avendo saputo che ci saranno i gonfiabili e la vasca di palline.
Mentre la visibilità diminuisce, Il navigatore snocciola sicuro la sua litania. 
"Alla rotonda prendete la seconda a destra... Ricalcolo percorso... Tra duecento metri spostatevi sulla sinistra... Ricalcolo percorso... Sentite, che cazzo ne so di dove è 'sta ludoteca, lasciatemi stare! E poi non lo volevo nemmeno fare questo lavoro, io volevo fare quella che dice i treni alla stazione!"
Mentre il navigatore piange sconsolato nel suo cantuccio intravvediamo un capannone che sembra essere la nostra destinazione finale, nel quale stanno confluendo bambini di svariate età, tenuti per mano da genitori più o meno rassegnati. Parcheggiamo, scendiamo e tenendo a malapena Trottols, che tira come un cane da tartufi nelle campagne di Cuneo a Settembre, entriamo nel capannone.

E qui un piccolo appunto. Almeno per onestà intellettuale, signori gestori di ludoteche, scrivetelo sopra l'architrave della porta, "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate". Anche in lettere piccole, ma scrivetelo. 

Varcata la soglia del capannone veniamo aggrediti da un'esperienza multisensoriale agghiacciante: un muro solido di suono a 140dB, con picchi di acuti, grida e risate di bimbi; lampi di colore che sfrecciano in tutte le direzioni, palline di plastica che volano neanche fossero state sparate da un cannone ad aria compressa, profumo di pizza, aranciata e pop-corn, che si diffonde dalle cinque stanze adibite a quartier generale di cinque feste contemporanee. Facciamo trenta bimbi a festa, stiamo parlando di 150 diavoli indemoniati ed altrettanti genitori e/o nonni.

"GONFIABILI!!! PALLINE!!!" Il grido di Trottols ci conferma che sì, ci sono i gonfiabili e c'è anche la vasca di palline, al momento presi d'assalto da piccoli kamikaze multicolori che rimbalzano a tutta forza e senza alcun riguardo per l'incolumità propria ed altrui. Mezzo secondo dopo la piccola si libera della mano trasformandosi anche lei in uno di questi proiettili umani.

Muovendoci con la cautela di 47 in Hitman raggiungiamo il box in cui si tiene la "nostra" festa, dove incontriamo gli altri genitori e nonni, che si distinguono in due categorie: i novellini, che con la testa incassata nelle spalle ed un'espressione di panico sul viso si guardano continuamente intorno, ed i veterani, ormai abituati a schivare con nonchalanche palline, pasticcini e bambini che ad intervalli regolari si introducono nel box per rifocillarsi tra un gonfiabile e l'altro.

Un paio d'ore dopo, quando anche i bimbi più grandicelli iniziano a vacillare per la stanchezza e gli adulti sono ormai vicini all'ipoacusia traumatica si aprono i regali e si mangia la torta: radunati a fatica nel box, i bimbi barcollanti trovano nuovo entusiasmo per il classico coro di incitamento al festeggiato "Strappa la car-ta! Strappa la car-ta!" che conclude il viaggio in questo girone dantesco.

Fino alla prossima festa.
 

martedì 2 dicembre 2014

Papà, mi dici le magliette?

Il passaggio dal nido alla materna (o, per dirla con Trottols, "dalla scuola vecchia alla scuola nuova") ha comportato un cambio di abitudini mattutine: non più dieci minuti sedute sul sedile del passeggero della macchina rossa a cazziare la mamma quando non rispetta il semaforo rosso, ma una breve passeggiata con papà, spesso foriera di uscite bambinescamente spiazzanti.

Il gioco più in voga in questi giorni è "papà, mi dici le magliette?", che detto così non significa granchè, ma che con le dovute premesse assume un significato chiarissimo.

Un sabato di qualche tempo fa, facendo la spesa all'Ipercoop ci siamo avvicinati ad un espositore di magliette da calcio. Quale miglior occasione per iniziare a dare a Trottols degli insegnamenti fondamentali?

"Vedi Trottols? Quella è la maglietta del Milan, di che colore è?"
"Nera e rossa"
"Brava Trottols! Milan alèèèè!"
"Milan alèèè!"
"E quest'altra maglietta, la vedi?"
"Sì"
"E' dell'Inter, è nerazzurra, bleahhh!"
"Inter bleahhh!"
"Bravissima Trottols! E questa qui? E' della Juve, è bianca e nera, bleahhh!"
"Juve bleahhh!"

E ci allontaniamo verso la corsia dei surgelati, io soddisfatto di aver chiarito a mia figlia quali siano i valori importanti nella vita, lei contenta di aver fatto felice suo papà.

Ogni cosa nella vita ha un prezzo. E il prezzo dell'aver iniziato Trottols alla vita da tifosa si è manifestato pochi minuti dopo, tornando a casa in macchina.

"Papà, mi dici ancora le magliette?"
"Milan, rossoneri, alèèèè"
"Alèèèèè! E poi?"
"Inter, nerazzurri, bleahh!"
"Bleahh! E poi?"
"Roma, giallorossi, bleahh!"
"Bleahh! E poi?"

E poi via, passando per i biancoazzurri della lazio, i blucerchiati ("Bucecchiati? Bleahhh!!!") della Samp, i giallorossi del Lecce, i neroverdi del Sassuolo, i rossoverdi della Ternana, i grigiorossi della Cremonese, i grigi dell'Alessandria, arrivando financo ai bianconeri del Derthona (ah, le figurine Panini della mia infanzia) ed ingenerando confusione con i rossoneri del Sant'Angelo Lodigiano e della Nocerina ("Ma come papà? Rossoneri no bleahh, rossoneri alèèèèè...").

Dopo venticinque minuti di magliette, fortunatamente siamo arrivati a casa, e credevo fosse finita lì.

Stolto.

Il lunedì successivo, alle 7.55 del mattino, camminando lentamente soto la pioggia verso la scuola materna, dopo aver saltato nell'ennesima pozzanghera, Trottols si gira verso di me, solleva la testina inclinandola e con il più smagliante dei sorrisi mi chiede
"Papà... Mi dici le magliette?"

"Milan, rossoneri, alèèèè"
"Alèèèèè! E poi?"
"Inter, nerazzurri, bleahh!"
"Bleahh! E poi?"
 
Da quel giorno, ogni mattina, ci facciamo almeno dieci-venti magliette. Per la mia sanità mentale cerco di variarle, ma ormai sono arrivato ai biancoazzurri della Spal, ai neri del Casale, agli arancioneri della Rhodense, ai bianconeri del Fanfulla.
 
Mi sa che mi toccherà aprire alla Premier League ed alla Bundesliga

lunedì 17 novembre 2014

La scrofa bidimensionale

Ovvero, di quanto un cartone animato possa incidere, positivamente o negativamente, sui comportamenti di una treenne.

La scrofa bidimensionale è, ovviamente, Peppa Pig. Cartone animato dall'inspiegabile successo (ma d'altronde io cosa ne so? Non ho mica tre anni...) capace di ipnotizzare Trottols per intere ere geologiche, è al contempo nume tutelare della tranquillità familiare ("Giulia! Smettila di urlare aggrappata alla maglietta di papà... No, non fare le capriole sul divano... Ti va di vedere un po' di Peppa Pig sull'Ipad?") e motore primo di tutte le negoziazioni ("NOOOOOOO nanne, papaààààà! Ancora uno solo Peppa Piiiiiig!!!").

Secondo gli psicologi che hanno a lungo studiato il fenomeno, Peppa Pig piace, oltre che per il disegno, bidimensionale e ricco di colori primari, perchè riproduce la realtà così com'è e permette al bambino di replicare i comportamenti della famiglia Pig, sentendosi così in controllo del suo mondo.

Appunto.

Da quando guarda la piccola suina rosa, Giulia ha sviluppato una passione per i dinosauri (gli animali preferiti da George, il fratellino di Peppa Pig) e poco le importa che il pupazzo che lei brandisce minacciosamente per tutta la casa gridando "ROAAAAR" raffiguri un coccodrillo e non un T-Rex...

Da quando guarda la picola suina rosa, Giulia ha deciso che gli stivali di gomma, che lei chiama impropriamente galosce perchè è così che sono definite nel cartone animato, vanno indossati con ogni condizione di tempo, perchè non si sa mai quando si può incontrare una pozzanghera nella quale saltare...

Da quando guarda la piccola suina rosa, Trottols ha quasi raddoppiato il tempo di percorrenza dell'itinerario casa-scuola nei giorni di pioggia, per saltare in ogni pozzanghera che incontra sul percorso, rammaricandosi tra l'altro della mancanza di fango...

Ma soprattutto, da quando guarda la piccola suina rosa, il diavoletto biondo richiede che ogni ingresso in casa venga preceduto dalla parola d'ordine inventata dalla scrofetta malefica: "Il gran pancione di papà"
Il che, capirete, per me che non sono esattamente un fuscello, è abbastanza seccante...