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giovedì 24 settembre 2015

Actors Studio

Il talento è talento, non c'è niente da dire.

C'è chi è bravo a disegnare, chi a scrivere musica. C'è chi canta meravigliosamente e chi sa cucinare piatti deliziosi. Chi gioca bene a calcio, chi nuota come un delfino.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il talento di Giulia risiede nella sue capacità di recitazione. E non sto parlando di quando nei suoi giochi finge di essere Cenerentola, Merida o la Dottoressa Peluche. Intendo la capacità di alterare la percezione della realtà di chi la sta attorno con comportamenti ed emozioni artefatte, ovviamente per ottenere qualcosa.

Piccola premessa: già prima della nascita di Trottols, io e mia moglie abbiamo deciso che non l'avremmo picchiata. Mai. In nessun caso. Nemmeno uno sculaccione simbolico. Finora abbiamo rispettato la promessa, anche se qualche volta è stato veramente difficile.

Atto I
Una sera dell'inverno scorso, durante la consueta negoziazione per la messa a letto, Trottols si impunta e decide che quella sera a nanna non ci vuole proprio andare. Non serve cercare di convincerla, inutile minacciarla: ha deciso che vuole vedere la partita sul divano con papà. Decido di ricorrere all'estrema minaccia: faccio la faccia cattiva, la guardo negli occhi ed esclamo: "Giulia, adesso conto fino a tre. Se al tre non sei andata nella tua cameretta ti metto in castigo. Uno..." "No, papà, no, nanne no! Partita! Milan alè! Juve bleah!" Soffoco a stento un sorriso, conscio che in certi frangenti non si può e non si deve mollare. "...DUE..."
Trottols mi guarda, cercando di capire se andrò fino in fondo. Quando si convince che il rischio del castigo è più che concreto scoppia improvvisamente in un pianto dirotto, salta giù dal divano e corre a perdificato verso sua madre che sta riposando, esausta, in camera da letto. "Mammmaaaaaa!!! MAMMMAAAAA!!!! MAAAAAAAMMMMMMAAAAAAA!!!!!"
"Cosa c'è Giulia?"
"Papà.... Mi ha picchiato! Qui!", urla a voce altissima il diavoletto indicandosi la spalla e continuando a piangere coi lacrimoni e singhiozzi.

Mi cade la mascella.

"Giulia, ma sei impazzita? Non è vero, non ti ho nemmeno sfiorata!"
"Non sono 'pazzita! Mammaaaaa, papà mi ha picchiato! Qui! Posso stare un po' con te nel lettone?"

Sipario

Atto II
Agosto scorso, Marina di Carrara, sera. Per concludere una giornata di mare ed una pizza decidiamo di andare a fare una passeggiata sul molo prima di andare a dormire. Giulia ovviamente non è d'accordo: vuole restare in piazza a giocare sullo scivolo. Dopo una buona mezz'ora di gioco decidiamo di imporci e ci avviamo verso il molo. Il diavoletto ci segue di malavoglia, lamentandosi con Papo di quanto siano cattivi i suoi genitori. Evidentemente Papo le dà ragione, perchè arrivati a metà del molo, in mezzo alla folla, Giulia inizia a fare il capriccio della vita (evento abbastanza infrequente ad essere onesti) urlando a gran voce che vuole tornare sullo scivolo.
Visto che la testa di più di un passante sta iniziando a voltarsi verso quella che sembra essere una bionda bimba dolcissima vessata da due genitori mostri, scatta il castigo, senza nemmeno il conto fino a tre anticipatorio:
"GIULIA! Adesso basta! Niente molo e niente scivolo, torniamo subito a casa!"
Momento di silenzio. Giulia ci guarda con lo sgomento dipinto sul volto. Due secondi per elaborare la strategia, altri due per gonfiare bene i polmoni d'aria e...
"NOOOOOO!!!!  A CASAA NOOOOOO!!!! Papà, dammi le botte! Dammi le botte, ma a casa NOOOOO!!!"
Con la coda dell'occhio noto che i passanti stanno rallentando il ritmo della passeggiata, tendono l'orecchio ed alcuni hanno messo mano al cellulare, non sia mai ci scappi un video da mandare al Telefono Azzurro. Cerco di contenere il danno, parlando a voce innaturalmente alta a beneficio degli astanti.
"Giulia, ma cosa dici! Non ti abbiamo mai dato le botte e non cominceremo certo stasera (capito gente? Questa frase è per voi! Mettete pure via i cellulari). Sai che se ti comporti male perdi i tuoi privilegi e visto che questa sera hai fatto la monella, mamma e papà hanno deciso che si torna a casa."
"NOOOO!!! A casa noooooo! Dammi le botte! (sottinteso per chi guarda: come fai di solito) Ecco! Me le do io!" E a queste parole Trottols inizia a prendersi goffamente a pugni in testa.
Stavolta le mascelle che cadono sono due. Io e mia moglie ci guardiamo sbalorditi e sotto gli sguardi di disapprovazione della piccola folla che si è nel frattempo riunita, decidiamo per un ripiegamento strategico, che sa tanto di fuga con la coda tra le gambe. Con tutta la delicatezza del mondo prendo in braccio il diavoletto piangente che si dimena e finge di picchiarsi sulla testa, mia moglie afferra il nuovopattino e ci dileguiamo nella notte, consci di aver contribuito ai pettegolezzi dei prossimi due giorni.

Sipario.

mercoledì 9 settembre 2015

Il Re è Nudo

Il candore dei bambini è illimitato. Alcuni dei loro concetti, che se espressi da un adulto gli varrebbero nel migliore dei casi un'accusa di "political incorrectness" e nel peggiore sei mesi di daspo, perdono carica negativa e valore di giudizio e, uniti alla naturalezza con cui spesso vengono pronunciati, finiscono per essere momenti involontari di comicità irrefrenabile.

In occasione dell'Expo abbiamo ricevuto la visita di Maristella, la figlia ventenne di una zia di mia moglie e di suo fratello diciottenne Glaucio, un brasiliano adottato quando ne aveva due. Inevitabile, proprio per il candore bambinesco, pensare a tutte le domande "scomode" che Trottolizia avrebbe potuto fare, relativamente alla mamma "di pancia" di Glaucio o del perchè i suoi altri fratelli (adottati da altre famiglie italiane) non vivessero con lui, e cercare di disinnescarle con un minimo di preparazione nei giorni precedenti.

Preoccupazione rivelatasi inutile, dal momento che all'arrivo dei due ospiti Trottols si mostra molto più attenta ai regalini e soprattutto all'altezza del tacco delle scarpe di Maristella che a qualsiasi altra cosa. La cena fila via senza domande difficili, così come il successivo giretto al parco per un gelato. Al momento del rientro a casa apro la porta e invito i due ospiti ad entrare, prima di accendere la luce. All'improvviso, da dietro, giunge chiara e squillante la vocina di Trottols: "Glaucio, certo che a te al buio non ti si vede proprio!"

Candore, appunto.

giovedì 3 settembre 2015

Assassin's Creed

 

Lo so, sono un padre degenere.

Mi piacciono i videogiochi, fin da quando ero piccolo. Sono cresciuto bruciandomi la paghetta settimanale per distruggere l'astronave madre di Space Invaders, prendendo a testate tartarughe, granchi e falene in Mario Bros e cercando disperatamente di salvare Sylvia a pugni e calci volanti in Kung-Fu Master. Questa passione non mi ha mai abbandonato, tanto che ancora oggi, a fine giornata, mi concedo spesso una mezz'oretta di PS4, alternando sparatutto in terza persona come GTA o Hitman a giochi di ruolo, comunque basati sull'azione come Skyrim. Caratteristica comune di questi giochi è di avere una classificazione PEGI 18 (d'altronde io i 18 li ho passati da un po'), per violenza e turpiloquio.
In queste settimane mi sto dedicando all'ultimo capitolo di una saga che mi appassiona da qualche anno, Assassin's Creed: Unity, un gioco nel quale si impersonifica un Assassino, che fa quello che fanno tutti gli assassini: va in giro (in questo caso per Parigi ai tempi della Rivoluzione Francese) ad ammazzare la gente cercando di non farsi scoprire.

Un giorno Giulia mi ha sorpreso davanti alla PS4 e al grido di "che bel cartone" ha passato il successivo quarto d'ora rapita mentre io esploravo Parigi mostrandole Notre Dame, la Conciergerie ed il Pantheon. Da allora "guardare papà che gioca al gioco del cavaliere" è diventato uno dei passatempi preferiti della piccola, e sono cominciati i guai. Infatti, ogni volta che il personaggio urta inavvertitamente qualche altro personaggio, viene apostrofato con amichevoli frasi quali "coglione, guarda dove vai!" oppure "stronzo, ti ammazzo!", il che, come è facile immaginare, è fonte di ilarità incontrollata per la piccola. Ovviamente le ho spiegato che i tati del gioco sono dei monelli e che non deve ripetere quello che sente, ma non l'ho vista molto convinta.

E comunque, il peggio doveva ancora venire.

Infatti, dopo essersi limitata a guardare per qualche tempo, Trottolizia mi ha chiesto di poter "andare a fare una passeggiata col cavaliere". Detto, fatto: le ho messo in mano il joypad e l'ho guardata, col cuore gonfio di orgoglio paterno, cercare goffamente di dirigere il personaggio lungo le strade di Parigi. Finchè è rimasta in un vicolo deserto  tutto bene, ma dopo circa tre secondi e mezzo dal suo ingresso nella piazza antistante Notre Dame gremita di gente, ha urtato un passante che l'ha insultata, ha sguainato la spada e l'ha uccisa. Conscia del fatto che la coordinazione necessaria per il combattimento è ancora troppo per la sua età, da allora il diavoletto biondo punta un passante, lo travolge volontariamente e poi mi passa il joypad ridendo al grido di "papà, aiuto!". Io cerco di fuggire e, se non ce la faccio, affronto il nemico. Poi le ripasso il joypad e lei punta da lontano un altro passante...
Pensavo che aver creato un piccolo bullo, sebbene virtuale, rappresentasse il punto più basso della mia carriera genitoriale quando Trottols ha scoperto che i passanti, vivi o morti, possono essere derubati. Da allora, quando mi passa il joypad, mi incita: "Papà, non scappare, uccidilo, così poi vediamo cos'ha in tasca!"

Quattro anni, bulla e sciacalla.

Come dicevo, sono un padre degenere.

Ma anche un po' orgoglioso...

giovedì 27 agosto 2015

L'incidente

Quest'estate, in vacanza, ci è capitato di abitare una casa non nostra per qualche giorno. Com'è facile immaginare, eravamo terrorizzati dal rischio di rompere o sporcare irrimediabilmente qualcosa, e quindi abbiamo energicamente catechizzato il diavoletto biondo sulla necessità assoluta di non fare danni, di rimettere a posto i giochi della figlia dei padroni di casa dopo averli utilizzati, di non scendere la strettissima scala a chiocciola che divideva la zona notte dalla zona giorno senza supervisione... Insomma, di comportarsi come un'adulta responsabile nonostante i suoi quattro anni appena compiuti (oddio, sono già quattro?).

Da parte nostra abbiamo sviluppato un rigido protocollo di gestione dei rischi, che fin dalla prima sera ha evidenziato come punto d'attenzione la mancanza di una traversa impermeabile per il letto di Trottols. E' vero che da quando la piccola ha tolto il pannolino due anni fa ha fatto pipì a letto una volta sola (volontariamente, per dispetto), ma è altrettanto vero che la Legge di Murphy è una verità scientifica, e quindi il rischio pipì andava eliminato con l'acquisto di una idonea traversa assorbente ed impermeabile da posizionare tra lenzuolo e materasso.

Così, per circa una settimana, a cena, la zanzara che ci ha succhiato il sangue tutte le notti della vacanza e che era comodamente appoggiata al soffitto sopra il tavolo da pranzo, ha potuto assistere alla seguente discussione:

Sera #1 
"Domani dobbiamo comprare la traversa."
"Hai ragione, quando facciamo la spesa ricordiamoci."

Sera #2
"Noo... la traversa... L'abbiamo dimenticata... Domani facciamo un salto al negozio e compriamola."

Sera #3
"Ok, oggi non abbiamo fatto la spesa, ma domani a costo di perdere mezz'ora di spiaggia dobbiamo andare assolutamente."

Ad un certo punto, evidentemente mossi a compassione, i genitori della bimba che è diventata la migliore amica di Trottols ci hanno portato in spiaggia una traversa. Ovviamente quella sera ci dimentichiamo di montarla, ed altrettanto ovviamente, alle tre di quella notte, veniamo bruscamente svegliati da una vocina proveniente dalla stanza di Trottols.

"Mamma, papà!"
"Cosa c'è, Trottols, devi fare pipì?"
"Ho bagnato il letto."

Momento di panico. Il tempo si ferma. Io e mia moglie ci guardiamo congelati nel buio, finchè l'enormità di quello che è successo ci fa scattare come molle. Lei che dorme dalla parte del letto più vicina alla cameretta la raggiunge una frazione di secondo prima di me, mi lancia la figlia in braccio e con la velocità di Taz inizia a strappare le lenzuola dal materasso, nel tentativo (ahimè, sappiamo entrambi vano) di evitare che il liquido lo inzuppi. Il tutto condito da un "Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo, e adesso cosa facciamo, dobbiamo comprare un materasso nuovo, perchè ci siamo dimenticati, perchè, perchè, PERCHE'?"

In meno di due secondi le lenzuola giacciono ammucchiate in un angolo della stanza ed il materasso viene sollevato. Contemporaneamente io (che è vero che mi sono alzato dal letto, ma non sono ancora completamente sveglio) mi rendo conto che qualcosa non va: il braccio su cui appoggia il sederino che sto spostando dalla cameretta al bagno è inspiegabilmente asciutto. Non riuscendo a conciliare i due fenomeni (dopo tutto sono sempre le tre di notte), chiedo:
"Giulia, ma hai fatto la pipì a letto?"
"Ma no, papà... La pipì a letto la fanno i piccolini... Io stavo bevendo l'acqua buona dal bicchiere e si è rovesciata, scusa..."

In effetti la frase che ci ha svegliato è stata "ho bagnato il letto", non "ho fatto pipì a letto". Semplice, logico, consequenziale.

Felici del pericolo scampato, ci mettiamo a rifare il letto. "Va beh, almeno mettiamo la traversa. Dov'è?"
"Ehm... L'ho dimenticata in macchina."


mercoledì 29 luglio 2015

Trottolingua

Ovvero, quando il pensiero è più elaborato della parola. Parola e pensiero sono, ovviamente, quelli del diavoletto biondo, che acquisisce quotidianamente nuove competenze intellettive a cui, purtroppo per lei, non sempre corrispondono adeguate conoscenze linguistiche.

0800 Zulu
Ancora addormentato e rincitrullito dal caldo sto accompagnando Trottols alla scuola estiva, che fortunatamente è situata negli stessi locali della scuola materna, con le stesse insegnanti e con più o meno gli stessi compagni, quando, girato l'angolo, la piccola, assonnata ed accaldata tanto quanto me, ha un sussulto. "Papà, guarda! I puliziotti!"
"Poliziotti, Giulia, poliziotti. E poi, guarda bene, non sono poliziotti. La macchina è blu scuro con le strisce rosse e la parola sulle portiere comincia con la C... Ti ricordi che li abbiamo incontrati anche settimana scorsa? Dai, salutali!"
"Giusto papà, non sono puliziotti." E passando di fianco alla volante sfodera il suo più bel sorriso. "Ciao cabarinieri, buon lavoro!"

1830 Zulu
Giulia vuole, fortissimamente vuole, imparare a leggere ed a scrivere. Le abbiamo quindi comprato un libretto da colorare, nel quale le lettere vengono formate unendo dei puntini. Visto che la piccola non è per nulla competitiva ci si è buttata a pesce, facendolo diventare il suo passatempo principale e preferito, al grido di "Mampà, mi dai il quaderno?", ad ogni rientro pomeridiano a casa.
"Ma certo Giulia, eccolo, vai pure a giocare."
"Grazie mampà. Puntini... Vi seppellisco!" 

1930 Zulu
Da quando, un mattino, Trottols si è svegliata grattandosi freneticamente a causa dell'attacco notturno di una o più zanzare, il diavoletto biondo ha sviluppato un vero e proprio odio per quegli insetti succhiasangue. Seduta a tavola, ne intravede una appoggiata sul muro della cucina.
"Papààààà!!!! Vieni, presto!"
"Dimmi Giulia, cosa c'è?"
"Là, là, là, una zanzara! Una zanzara!"
"La vedo, Trottols, cosa devo fare?"
Attimo di riflessione...
"Falla diventare morta!"  

2030 Zulu
E' l'ora della messa in scena del solito teatrino pre sonno. "Dai Giulia, lavati i denti, è ora di andare a nanna!"
"NOOOOOO!!! Nanne noooooooo! E' prestooooo!!! Ancora cinque minutini piccoli così!"
"No, Giulia, i cinque minutini piccoli così sono già passati (tre volte). Adesso andiamo a nanna sul serio."
"Mampà, ma perchè non posso restare sveglia di più?"
"Perchè te lo dicono mamma e papà, che sono grandi e sanno come si fa."

Piccola nota per i fautori del metodo le regole si condividono e non si impongono: la mezz'ora precedente è stata spesa invano per convincere Trottols della necessità del sonno notturno. Passati i 30 minuti scatta l'autoritarismo.

"Tanto un giorno diventerò anch'io della vostra stessa misura!"

2130 Zulu
Nonostante la procedura della messa a letto sia stata fatta con tutti i crismi, Trottols non vuole saperne di dormire. Si rigira nel letto lamentandosi perchè "il cuscino non è fresco", ci chiama con le scuse più assurde (pipì, cacca, acqua, copertina), gioca la carta del mal di pancia, a cui gli arguti genitori rispondono con il più classico dei "Va bene, allora prendiamo la medicina", per commuoverci arriva ad esclamare "Mampà, sono proprio contenta di vivere in questa famiglia!". 
All'ennesima chiamata, sbotto: "Basta Giulia! Adesso dormi, che domani mattina ti devi alzare presto per andare a scuola, e se dormi poco non ti svegli in tempo!"
Momento di silenzio. Siamo riusciti a convincerla?
Vocina dalla stanza di Trottols: "Eeeh, ma c'è ancora tanta notte!"
Evidentemente no.

mercoledì 15 luglio 2015

Papà, scusami...

L'educazione del piccolo diavolo biondo procede.

Alla velocità di una lumaca pigra sul ghiaccio, ma procede.

Stare seduti composti a tavola, non interrompere qualcuno quando parla, masticare a bocca chiusa sono piccole grandi sfide che abbiamo intrapreso ultimamente, approfittando del tempo passato insieme durante le vacanze. Su alcune cose Trottols risponde molto bene, mentre su altre fa orecchie da mercante con una faccia tosta meravigliosa. Un insegnamento in particolare però le è rimasto ben impresso nella mente: la necessità che ci sia silenzio prima di parlare, soprattutto se c'è già una conversazione in atto.
Devo dire che la piccola, che mostra un talento naturale impressionante per attirare l'attenzione, ha impiegato un secondo per imparare la tecnica e settimane per perfezionarla.

Sera, cena. Seduti a tavola, un caldo infernale e la televisione in sottofondo, io e mia moglie ci raccontiamo le rispettive giornate. Ad un certo punto, sentendosi esclusa da discorsi di riunioni, colleghi, multe e produzione, Trottols inizia la preparazione: si raddrizza sulla sedia, appoggia i gomiti al tavolo, unisce le punte delle dita a triangolo davanti alla faccia, con gli indici che sfiorano il mento e fa un bel respiro.

"Ehm," (giuro, dice proprio "Ehm", non si schiarisce semplicemente la voce).

Un secondo cronometrato di pausa. Ci ammutoliamo e la guardiamo.

"Papà, scusami..."
"Dimmi, Trottols"
"Parliamo un po' di quando ero piccola?"
Traduzione dal trottolese: mi sono strarotta di sentire le vostre cose, e poi alla televisione non c'è nemmeno Peppa Pig ma il telegiornale, quindi...
"Certo Trottols, quando eri piccola stavi sempre in braccio, avevi il ciuccio e il pannolino"
"Bleah! Meno male che sono cresciuta..."
E la conversazione può ricominciare. Per qualche minuto almeno, perchè di lì a poco Trottols riparte.
"Mampà, ma quando ero piccola ero nella culla?"
"Giulia, non si interrompe qualcuno che sta parlando. Aspetta che finiamo e poi parli tu."

"Ehm..."
Secondo di pausa.
"...Papà, scusami..."

"Sì?"
"Ma quando ero piccola ero nella culla?"

Tremo al pensiero di cosa succederà quando inizierà a studiare dialettica...

venerdì 19 giugno 2015

Papà, mi insegni a scrivere?

Da quando Trottols ha coscienza di sè ha dichiarato al mondo che lei da grande farà la dottoressa. Noi non capiamo bene perchè, dal momento che la piccola non è mai venuta in contatto con dei dottori se non per le (fortunatamente poche) visite di controllo, ma, sebbene la professione medica non sia esattamente nella mia top ten, anzi, venga appena prima del social media content manager e del lucidatore di ottoni, abbiamo sempre incoraggiato questa sua passione, sperando che si affievolisse nel tempo a favore, che so, dell'astronauta o della ballerina di flamenco.

Niente da fare.

A Natale scorso la prima richiesta è stata Cicciobello Bua, che ci ha allietato per settimane con la sua febbre ed i suoi fastidiosissimi pianti registrati. A Carnevale Trottols è andata in giro per una settimana con occhiali finti, stetoscopio di plastica e camice bianco visitando chiunque le capitasse a tiro: bambolotti, peluches, cane del vicino e, naturalmente, mamma e papà.

Fin qui, comunque, tutto nella norma. Ciò che proprio normale non mi sembra, è che nel Trottodizionario inglese che stiamo costruendo sera dopo sera (eh, sì, perchè Trottols per addormentarsi non vuole una favola: pretende che le si leggano quattro pagine di un libro illustrato con parole in inglese) i termini medici sono preponderanti. Ormai padroneggiamo con noncuranza gauze, disinfectant e plaster, anche se non abbiamo mai visto una radiografia sappiamo pronunciare perfettamente X-ray ed oggetti come  stethoscope ed ambulance non hanno più segreti.

Il prossimo passo sarà insegnarle a pronuciare sfigmomanometro.
    
Visto che si sta avvicinando il suo quarto compleanno, il piccolo diavoletto biondo ha palesato le sue numerose e fortunatamente bambinesche richieste di regali: ad oggi vuole, nell'ordine, la casa di Calimero, un puzzle delle Principesse Disney ed un pupazzo di Frozen. L'altra sera abbiamo cercato di ridurre il numero di regali ad una quantità ragionevole, con dei risultati abbastanza inattesi.
"Allora Trottols, cosa vuoi per il tuo compleanno?"
"La casa di Calimero!"
"Va bene. Allora quella te la regalano mamma e papà. E dai nonni cosa vuoi?"
"Voglio... Vorrei un libro." (già che ci siamo farei notare con piacere l'utilizzo della forma attenuata 'vorrei', visto che a Trottols abbiamo insegnato che 'voglio' non si dice...)
"Un libro? Mi sembra un'ottima idea. Che libro vuoi?"
"Un libro sul cervello."
"Cosa te ne fai di un libro sul cervello?"
"Un libro sul cervello in inglese."
"..." (momento di mutismo provocato da un comprensibile sgomento)
"Spiegami Trottols, perchè in inglese? E perchè sul cervello?"
"Papà, perchè se non so le parole come faccio a parlare con le dottoresse americane?" 

Sabato mattina, mamma al lavoro, Trottols gioca assorta col Play Doh sul tavolo della cucina, papà in sala combatte col calcolo di IMU, TARI, TASI e chi più ne ha (di immobili) più ne metta (di soldi di tasse). Improvvisamente un rumore di passi mi allerta del fatto che il Play Doh ha esaurito il suo potere ipnotizzante e che Trottols è alla ricerca di nuovi stimoli. Chiudo fulmineo i files e me la trovo davanti, pennarello in una mano e quadernetto nell'altra.
"Papà, mi aiuti?"
"Certo, Trottols, a fare cosa?"
"Perchè lo zero lo so fare, è come la O, ma mi aiuti a fare l'uno?"
"Certo Giulia, l'uno si fa così. Lo mettiamo a sinistra dello zero?"
"Abbiamo fatto dieci?"
"Sì, abbiamo fatto dieci."
"Allora, papà, devi prendere la medicina per dieci giorni" dice la microdottoressa strappando il foglio dal quadernetto e allungandomelo.

Dieci minuti dopo, stesso rumore di piedi, stesso diabolico faccino sorridente, stesso quadernetto e stesso pennarello.
"Papà,"
"Dimmi Trottols."
"Mi insegni a scrivere? Se no come faccio con le ricette?"